Un equilibrio nel rapporto con l’ambiente
IL MODO PIU’ SEMPLICE È NON SPRECARE
Sobrietà, misura, recupero delle eccedenze: un tempo la vita materiale si basava su questi concetti. Non si tratta di lodare i tempi passati, funestati da guerre, carestie e pestilenze, dove tra l’altro, l’aspettativa di vita era molto inferiore alla nostra.
A ben pensarci, però, la situazione è paradossale: oggi abbiamo tutti gli strumenti per liberarci dai mali del passato, eppure abbiamo messo a regime un sistema che questi mali ce li restituisce amplificati.
E allora, se orientassimo la tecnologia nelle giuste dosi su produzioni più piccole, sovrane e locali, culturalmente ricche e varie, avremmo migliore cibo per tutti e in ragionevole abbondanza.
Cominciamo da un numero: nel 2020 sono stati buttati 27 kg di cibo a testa. Sono andati in fumo 10 miliardi di euro se, oltre agli sprechi in cucina, si considerano le perdite in campo e nel commercio. Sono i dati raccolti dai Waste Watcher International Observatory con Distal Unibo, su rilevazioni IPSOS.

ph. Roberto Serra
Andrea Segrè, nel suo libro Vivere a spreco zero, definisce l’insieme di azioni, quasi una rivoluzione, da mettere in atto per risparmiare su acqua, acquisti, energia, mobilità e rifiuti. Ordinario di Politica agraria all’Università di Bologna, il professor Segrè inoltre ha lanciato il Last Minute Market, una srl che ha l’obiettivo di affiancare i colossi della GDO, la Grande Distribuzione Organizzata, nel recupero delle eccedenze, ma soprattutto di fare formazione e di collaborare con le aziende nell’ambito della Responsabilità sociale. Come dire che l’argomento è diventato così importante e complesso da trascendere le solite buone pratiche del volontariato.
A proposito di volontariato, a Milano l’associazione ReCup ha scelto di invece l’attivismo, monitorando i mercati cittadini per raccogliere il cibo invenduto, scartare ciò che non è più commestibile e distribuire il rimanente tra i bisognosi. Non solo lotta allo spreco, quindi, ma anche lotta all’esclusione sociale e alla povertà, temi entrambi che si tengono l’uno con l’altro e ingaggiano quell’altro tema gigantesco del nostro tempo che è il cambiamento climatico. Lo spreco genera inutilmente CO2, ed è un tassello fondamentale di quella transizione ecologica tanto citata ma anche, diciamolo, poco perseguita.
Non c’è dubbio che, per combattere gli sprechi, occorrano armi ben affilate e competenze specifiche. Occorre raccogliere dati, studiarli e veicolarli. Occorre soprattutto diffondere consapevolezza, promuovere stili di vita sostenibili, accettare un limite al nostro benessere. Anche se i problemi sono su tutta la filiera del cibo, dalla produzione al consumo, “è lo spreco domestico che incide per i due terzi” spiega ancora Andrea Segrè.
Cambiando le nostre abitudini individuali possiamo fare molto,
possiamo essere protagonisti di un cambiamento necessario.
Nel 2014 il Last Minute Market ha lanciato la Giornata nazionale di Prevenzione dello spreco alimentare. Un nodo centrale è il nostro rapporto con il cibo. Cucinare i propri pasti, anziché comprare cibo pronto (magari imballato nella plastica), comprare frutta e verdura di stagione, utilizzare gli avanzi, sono suggerimenti alla portata di tutti per produrre meno CO2.
Essere sostenibili vuol dire avere un rapporto equilibrato con l’ambiente che ci circonda, e il modo più semplice è non sprecare.
di Alessandra Carlini